Siamo oggi nella curiosa condizione di votare la fiducia al Governo mentre uno schieramento ampio di forze politiche, anche di maggioranza, pare stia programmando nei suoi confronti un suicidio assistito.
Un suicidio assistito che troverebbe fondamento non già nel venir meno della sua base parlamentare ma nella sommatoria di presunti interessi di parte circa la data del voto, come se i giocatori in campo fossero di fatto arbitri di se stessi.
Questa circostanza avvilisce il Parlamento ed il ruolo dei parlamentari, già da tempo oggetto di una strisciante delegittimazione che trova, tra l’altro, nella “legge manifesto” sui vitalizi uno dei suoi episodi più emblematici; svuota la democrazia rappresentativa e accresce la percezione di inutilità delle sue procedure; produce in una pubblica opinione già lontana di suo dalle istituzioni un ulteriore motivo di distacco.
Avvertiamo molta sottovalutazione e qualche tendenza all’avventura che ci preoccupano non poco: questo festival di esternazioni, se non di pretese, sulla data del voto anticipato a prescindere dal rapporto Parlamento-Governo e’ irresponsabile verso il Paese, irriguardoso verso il Capo dello Stato e foriero di grandi rischi per la credibilità delle stesse forze politiche di governo che lo mettono in campo.
Non è questione di sei mesi in più o in meno; ma di concezione della politica e della dinamica istituzionale.
Oltre che poco comprensibile, e’ anche triste constatare come le forze politiche e parlamentari – piccole o grandi che siano – che nel corso di questa travagliata legislatura si sono assunte l’onere e la responsabilità di assicurare fin qui il Governo del Paese,  rischino ora di concludere questo percorso nel peggiore dei modi, rinunciando a completare il percorso di alcune leggi altamente significative e sopratutto a rassicurare i cittadini circa la volontà di non esporre il Paese a rischi inutili.
Il decreto che oggi votiamo sana un possibile pericoloso conflitto con le regole comunitarie, sterilizza una parte delle imposte previste come forma di garanzia da precedenti manovre e nel contempo prevede interventi utili a famiglie, imprese e comunità locali.
Non tutto ci convince: per esempio, a riguardo del lavoro discontinuo, avremmo preferito che il Governo, come aveva inizialmente annunciato, aprisse un confronto con le parti sociali e presentasse al riguardo un decreto urgente ad hoc. Nel complesso, comunque, pur con luci e ombre, come dirà in dichiarazione finale il collega Tabacci, condividiamo il provvedimento e lo riteniamo importante.
Ma non possiamo far finta di non sapere che i prossimi mesi saranno ancora cruciali per molti aspetti e che in una fase come questa il passaggio della Legge di Bilancio per il 2018 non è sostituibile con l’invenzione di improbabili “manovre a rate”.
E non possiamo fare nostra la suggestione che il necessario confronto con l’Unione Europea, sopratutto a fronte del rinnovato asse franco-tedesco, possa svolgersi sul terreno di un tatticismo che tornerebbe ad accreditare l’idea di un’Italia bella ma inaffidabile.
Per queste ragioni, mentre votiamo ancora una volta, con convinzione, la fiducia al Governo, esprimiamo l’auspicio che il sentiero ancora lungo che porta a recuperare i valori dell’affidabilità della politica non sia interrotto.