“Una delle modalità della partecipazione politica che dobbiamo riprendere e valorizzare è il riunire rispetto al solo comunicare. Serve ricordare la democrazia di Atene col suo mito fondativo per cui a ciascuno è permesso di dire tutto e tornare a favorire la partecipazione. La tecnologia ateniese era la piazza; ora la tecnologia che permette a molte persone di riunirsi appare soprattutto il web. La conoscenza è cambiata perché è cambiato il rapporto tra comunità e democrazia.
Internet oggi struttura la società. La vecchia piazza, espropriata dalla vecchia tecnologia della televisione, è ritornata luogo di incontro grazie alla nuova tecnologia dei media civici. Basta ricordare gli incontri di piazza a Seattle, quelli della primavera araba e quelli dei referendum italiani: il web come strumento organizzativo per ritrovarsi, come nella piazza ateniese. Riunirsi per raccontarsi una prospettiva, per riscoprire il senso di stare insieme. E’ finito anche il tempo della democrazia a intermittenza: il vuoto ed il silenzio del confronto tra un’elezione e l’altra. I politici continuano ad utilizzare il web come puro strumento pubblicitario, ma è una concezione vecchia, verticale, che parla ad una sola voce. E’ finito anche il tempo dei sondaggi, che dettano modi, tempi ed argomenti del confronto, col politico che rincorre le sensazioni del momento e rinuncia alla sua funzione democratica di indicazione di una prospettiva. Le reti sociali, grazie al web, propongono in ogni momento nuove agende politiche e le comunicano a tutto il mondo. La politica si deve dunque connettere alla democrazia partecipata utilizzando i nuovi media civici, per poter tornare a confrontarsi in piazza, come succedeva nell’antica Grecia, per prendere le maggiori decisioni collettive. Si riunivano in Grecia; si riunivano nell’antica Roma, quando occorreva ricorrere al parere del popolo per assumere una decisione; si riunivano in Francia i comunardi per dare inizio alla rivoluzione democratica; si riunivano i primi americani nei tea party per protestare contro i dazi inglesi e costruire sulla protesta la Rivoluzione Americana. Si riuniscono le nostre cooperative per decidere le regole di funzionamento dell’impresa in cui sono impegnati e si riuniscono le nostre comunità locali per prendere decisioni. Si riuniscono ancora oggi, in molte valli del Trentino, i capifamiglia (detti “capifuoco”) per decidere come amministrare i beni collettivi, beni cioè che non sono nè pubblici nè privati ma, appunto di tutti e di ciascuno: della comunità.
Un tempo la gente si radunava intorno alle cattedrali, per vendere, per comprare, per parlare, semplicemente per vedere le altre persone. La riunione, nella quale tutti partecipano e ognuno esprime il suo sentimento, oltre che la sua ragione, è la forma democratica più elevata. E’ comunicazione, è multilaterale, è insieme un comunicare e un ascoltare.
Per questo non possiamo lasciare la democrazia solo nelle mani di Facebook o Twitter; sono strumenti in sé stessi non democraticamente responsabili, poiché regolano le loro decisioni in base a scelte comunque di mercato. Uno dei compiti della politica è e sarà sempre più quello di contribuire insieme alla comunità alla creazione e alla partecipazione di nuovi media civici, strumenti utili per la ricostruzione del tessuto sociale, dove la decisione collettiva assume valore quanto più grande è il numero di persone consapevoli che vi partecipa. Siamo troppo affezionati alla nostra democrazia per volerla sostituire semplicemente con Facebook.”