Devo confessare che in questi giorni, forse per la prima volta, ho provato paura per il futuro della nostra democrazia.
Un giovane Carabiniere, in servizio nel centrale quartiere Prati di Roma, viene accoltellato a morte nell’ambito di una operazione di controllo legata ad una torbida vicenda di droga.
Nel giro di poche ore, i social sono innondati di dichiarazioni farneticanti: tra esse spiccano quelle di numerosi esponenti nazionali (e, ahimè, trentini) della destra ed in modo particolare di membri del Governo e dirigenti della Lega.
Tutti ad aizzare l’odio del popolo verso i presunti “africani/immigrati clandestini” responsabili dell’omicidio. “Bestie africane tornatevene a casa!” era l’espressione meno truculenta.
È stata poi subito acclarata la verità: si trattava di due ragazzi statunitensi, bianchi e ricchi, in regolarissima ed agiata vacanza nella capitale.
Qualcuno dei solerti “leoni della tastiera” si sarà vergognato? Non lo credo affatto.
La pubblica opinione si sarà scandalizzata di tutto questo? Temo proprio di no.
Qualcuno avrà pensato che, in fondo, tocca proprio al Ministro degli Interni garantire la sicurezza dei cittadini e delle forze di Polizia, anziché starnazzare di continuo sui social come potrebbe fare uno sguaiato leader dell’opposizione ? Non credo nemmeno questo.
Ecco perché confesso di avere paura, sincera paura, per la tenuta della nostra democrazia.
Il Paese sta accettando sempre più il nuovo Registro: vi aderisce senza più “scandalo”.
Vi vede corrisposta e sdoganata la parte peggiore della propria anima. Quella che, nella storia, talvolta ha perso e talvolta ha vinto la competizione con l’alta parte: quella nobile, generosa, responsabile e fiduciosa, che ha consentito all’Italia il miracolo economico e civile del dopoguerra, garantendo decenni di pace e libertà.
Ora sta prevalendo l’anima peggiore e quando ciò risulterà evidente a tutti, sarà troppo tardi.
Perché i Governi, i Parlamenti, le Leggi si possono cambiare ma il sedimentato culturale e lo spirito civile di una comunità mettono radici durature.
Non è questione astratta di destra, sinistra o centro, ma della comune intelaiatura sulla quale si fondano la convivenza democratica e la legittimazione delle pubbliche istituzioni.
Il rischio è che nulla più ormai sia giudicato come vero o come falso. O meglio, che il vero sia archiviato frettolosamente ed il falso produca gli effetti desiderati dai falsari.
Sappiamo che ciò deriva in parte dalla inaudita pervasività delle nuove frontiere di comunicazione sociale. Ma non è solo questo.
Il circolo vizioso è alimentato anche dalla trasformazione della Politica.
Essa non è più concepita e praticata entro il limite di un minimo di pedagogia sociale: quella che ha saputo guidare una comunità lacerata ed impaurita nelle drammatiche tensioni post belliche o in quelle altrettanto drammatiche del terrorismo.
Quando il Potere, per auto alimentarsi, smarrisce il senso del limite, produce danni incalcolabili nella società e tradisce il senso della propria funzione. Anche se – al momento – può vantare un consenso forte, diffuso e crescente.
Come la Storia dovrebbe insegnare, Consenso e Potere sono solo due dei tre pilastri del circuito democratico. Il terzo è quello della Responsabilità. Ma oggi è offuscato ed irriso.
Le conseguenze saranno pesanti e andranno ben oltre le fortune di questo Governo e di questa maggioranza.