Pare dunque che si vada verso un sistema elettorale proporzionale puro, cioè senza alcuna forma di coalizione dichiarata e senza nessuno strumento che favorisca la costruzione di maggioranze politiche stabili.
Si sbandiera la soglia del 5 per cento e la si vende come scalpo dei “cespugli”: sarebbe la loro esclusione dal futuro Parlamento ( anche se sono portatori di identità peculiari e comunque di qualche milione di voti ) la cifra della nuova efficienza della democrazia italiana.
Lo chiamano modello tedesco, evocando la tradizionale forza della Germania; dimenticano però che in Italia non abbiamo ne’ la mentalità degli elettori tedeschi ne’ – oggi, purtroppo – il loro robusto, credibile e radicato sistema dei partiti.
Allora, avanti tutta con il modello “tedesco interpretato all’italiana” e basta con tutte le proposte che puntano invece a un un ragionevole compromesso tra rappresentanza e trasparenza/stabilità delle maggioranze.
Il nostro piccolo Gruppo Parlamentare ha detto e dirà quello che pensa: ma sappiano già che se PD e FI vogliono procedere così, sarà tutto inutile. Ai loro si aggiungeranno i voti di altre forze, disposte a votare anche la legge del diavolo pur di interrompere qui la legislatura e cercare di andare all’incasso degli sperati consensi.
Anche a costo di esporre l’Italia al rischio forte dell’esercizio provvisorio in assenza di una legge di bilancio per il 2018, che ovviamente non vedrà la luce nei tempi stabiliti se si vota in autunno. 
Ne prenderemo dunque atto e vedremo il da farsi, peraltro con crescente preoccupazione per le sorti del Paese.
Lo scenario che si profila non lascia pensare infatti a nulla di buono. Il futuro quadro politico più probabile assomiglia ad un confuso mosaico di solitudini. 
Qualcuno è attirato, more solito, dal gusto liberatorio dell’opposizione. 
Molti sono rassegnati – o puntano – alla ineluttabilità di un accordo – da negare in campagna elettorale e da realizzare dopo il voto – non animato da un disegno comune; questa appare la cifra del Governo PD-Forza Italia che deriva dal proporzionale puro, sempre che i conti nel nuovo Parlamento tornino. Altri  ancora si arroccheranno sulla grancassa della condanna del “grande inciucio”.
Tutte, comunque, solitudini in un mosaico confuso e privo di una trama convincente.
Triste rappresentazione di una politica che ha perso – allo stesso tempo – sia il senso delle  diversità ideali, sia quello della cultura coalizione. 
Coalizione è certamente fatica, mediazione, rinuncia ad arroganze e veti: ma è sopratutto vincolo di responsabilità e di solidarietà. Merce rara di questi tempi.