La riflessione proposta ieri sull’Adige dal segretario della Cisl Lorenzo Pomini – a proposito dell’ipotesi di delega alle due Province in materia di agenzie fiscali – mi è parsa molto utile. Pomini coglie l’incongruenza di alcune prese di posizione.
In effetti, se la delega fosse motivata con la volontà di lisciare il pelo agli evasori nostrani e si traducesse di fatto in una attenuazione della correttezza fiscale, sarebbe un danno enorme. Sia sul piano dell’equità e della coesione sociale sia su quello finanziario, posto che il Bilancio delle due Province deriva direttamente dal gettito riscosso: sarebbe cioè un cedimento culturale, per di più masochista.
Non è questo il filo conduttore del ragionamento che da molto tempo impegna le istituzioni autonomistiche su questo tema; non può essere questa la narrazione che la politica offre alla pubblica opinione.
Al contrario, la proposta – peraltro derivante da quanto già prevede l’art. 1, comma 515, della Legge 147/2013, che ora la Commissione dei Dodici ha il compito di tradurre in Norma di Attuazione – punta a ricomporre ciò che oggi è dissociato. Oggi lo Stato decide misure e modalità del carico fiscale e procede direttamente alla riscossione delle tasse che poi, per Statuto, devono essere devolute all’Autonomia per i nove decimi (salvo la quota negoziata del concorso alla finanza statale e salvo i ritardi) mentre le Province decidono in ordine alla spesa. Questo circuito «entrata/spesa» diventa virtuoso solo se ricomposto in termini di responsabilità.
Uno dei capisaldi della buona amministrazione e della buona politica consiste infatti nella più larga coincidenza possibile tra responsabilità nel prelievo e responsabilità nell’utilizzo delle risorse dei contribuenti. Per questo, fin dall’Accordo di Milano, le due Province hanno cercato faticosamente di accrescere i margini di autonomia sia nel campo delle entrate proprie sia nella modulazione delle aliquote di competenza statale. Su questo ambito peraltro molto resta ancora da fare, anche attraverso una specifica Norma di Attuazione già da mesi all’attenzione dei Ministeri. Con la stessa logica – accrescere e non diminuire la responsabilità diretta nei confronti dei cittadini contribuenti/ beneficiari delle politiche pubbliche locali – si sta cercando di ragionare in tema di delega per le Agenzie Fiscali. Conoscere approfonditamente il sistema economico e sociale del territorio e poter disporre modalità e obiettivi ad esso più aderenti nei controlli fiscali non vuol dire affatto essere meno rigorosi. Al contrario, vuol dire essere più capaci di leggere la realtà e dunque di apprezzare chi si comporta onestamente e di penalizzare chi fa il furbo.
Come ho più volte dichiarato, siamo ben consapevoli che la strada è tutta in salita, per varie ragioni: la complessità oggettiva della materia; le rilevanti peculiarità nello status del personale coinvolto, che certo non va mortificato; la sostanziale contrarietà – e non dobbiamo stupircene – degli apparati burocratici centrali; i rischi di distorsione che giustamente segnala Pomini. Servirà approfondire, confrontarsi a tutti i livelli, definire modalità di garanzia e condizioni operative già peraltro ampiamente – forse fin troppo – indicate nel testo della citata Legge. Resta il fatto che l’Autonomia non può vivere a lungo di sola cultura della spesa e che lasciar cadere a priori questa ipotesi, a mio avviso, sarebbe un grave errore soprattutto di prospettiva. Dobbiamo pensare al futuro lontano, a scenari oggi non praticabili. Per esempio, a quello che preveda il rovesciamento dell’attuale principio statutario: non più lo Stato che «devolve» una quota del gettito riscosso alle Province ma queste ultime che devolvono allo Stato una quota di «solidarietà e partecipazione nazionale» del gettito autonomamente riscosso dai propri contribuenti. Fantapolitica oggi, lo sappiamo benissimo. Ma quante conquiste della nostra Autonomia – oggi patrimonio consolidato – apparvero fantapolitica all’inizio?
Ecco perché non dobbiamo spaventarci di fronte a ciò che, oggi, può apparire un salto eccessivo in avanti (una delega molto parziale nella gestione delle attività delle Agenzie fiscali) ma che invece – nessuno può sapere quando – potrebbe essere considerato un primo importante passo verso una Autonomia più matura proprio perché pienamente responsabile dell’entrata oltre che della spesa.