IL MATTARELLUM NON È PIÙ PROPONIBILE. SERVE UN SISTEMA CON COALZIONI FORMATE SULLA BASE DI UN PROGRAMMA VINCOLANTE.

Il compromesso democratico realizzato in Europa nel secondo dopoguerra – che ha visto la democrazia rappresentativa interpretare uno dei più rilevanti fenomeni di crescita economica e sociale della storia recente – mostra tutti i segni di un declino preoccupante.
I movimenti populisti sono il frutto e non la causa di questo declino.
Per questa ragione, non basta inventare meccanismi e congetture per isolarli: sarebbe come pensare di guarire una malattia isolando i sintomi e non affrontandone le cause.
Non dobbiamo illuderci: abbiamo di fronte a noi un lungo percorso tutto in salita e sarà necessario l’impegno generoso di tutte le componenti vitali della società.
Ciò che va ricostruito e’ un nuovo paradigma sociale che inverta la tendenza alla crescita delle povertà e delle disuguaglianze; ricostruisca il tessuto dei ceti medi, oggi lacerato e spiazzato dai mutamenti nel sistema produttivo e nei meccanismi di distribuzione delle opportunità; apra prospettive per le nuove generazioni, attraverso un piano di lungo periodo di innovazione sociale ed economica.
La politica non può fare tutto, ma deve fare la sua parte: incominciando a recuperare un profilo di umiltà e di credibilità. Obbiettivo questo che spetta a tutte le aree culturali e politiche, vecchie e nuove.
Per questo è sbagliato il mantra sul “voto subito”: rischia di alimentare l’idea di una politica tutta proiettata sulla tattica più che sullo sforzo sincero di capire i mutamenti e di riconciliarsi con la comunità.
Il 2017 e’ un anno cruciale da molti punti di vista.
Bene sarebbe che il Governo Gentiloni potesse operare sulle emergenze nazionali ed europee senza che un giorno sì e l’altro pure si facciano congetture sul voto anticipato.
E bene sarebbe che questo anno fosse utilizzato, da tutte le componenti politiche e dai movimenti sociali, nella ricerca di nuove forme di rappresentanza politica; nuove forme di partito capaci di superare i vecchi modelli organizzativi ormai in crisi irreversibile, ma anche di non rassegnarsi ai modelli verticalizzati e mediatizzati.
Nel frattempo, il Parlamento deve decidere una nuova legge elettorale per Camera e Senato.
Abbiamo preso atto che un sistema maggioritario, modello Mattarellum, non è proponibile e non sembra neppure essere nelle volontà della maggior parte dei gruppi parlamentari.
La nostra opinione – presenteremo assieme ad altri una proposta di legge in questi giorni – e’ che serva un sistema a base proporzionale, ma con una robusta opzione coalizionale.
Si potrebbe immaginare un primo turno proporzionale (nel quale ogni componente politica si esprime e misura il proprio consenso) ed un secondo turno nel quale si possano presentare coalizioni – costituite sulla base di un programma vincolante – in competizione tra loro per l’assegnazione di un ragionevole premio di governabilità.
Non un ballottaggio tra le due liste più votate, come previsto dall’Italicum, ma un secondo turno aperto a liste o a coalizioni diverse, che si presentano agli elettori.
Si potrebbe così difendere, pur in un sistema a base proporzionale, un principio di responsabilità e di trasparenza: le alleanze politiche o programmatiche si costituiscono di fronte ai cittadini.
E solo se queste alleanze risultassero impraticabili oppure se gli elettori al primo turno non esprimessero un consenso minimo adeguato a nessuna lista, la parola passerebbe direttamente al Parlamento.