Nel “giorno delle Professioni” è giusto che la politica rifletta un po’ più in profondità sui problemi e sulle potenzialità di questa rilevante parte di Italia, dalla quale dipende, in quota sempre crescente, la capacità di ripresa del Paese.

L’apporto delle professioni all’economia, ma anche alla struttura sociale delle nostre comunità è un dato spesso non riconosciuto, a causa di una rappresentazione datata della realtà produttiva. Al contrario, il mondo vasto e diversificato delle professioni deve ormai essere considerato parte integrante e sostanziale della piattaforma produttiva italiana.

Il nuovo Parlamento dovrà impegnarsi molto per dotare il Paese di un quadro giuridico semplice e innovativo, entro il quale il principio giusto della liberalizzazione si coniughi con l’obbiettivo di favorire veramente la qualità, l’apertura di opportunità, il valore del merito. Ad iniziare dalle regole per le gare pubbliche e dalla disciplina – oggi carente – dei rapporti contrattuali con i collaboratori, sovente terreno di sfruttamento e di concorrenza sleale.

Serve una grande alleanza tra le istituzioni, il mondo professionale e quello delle imprese, per aprire piste nuove di cooperazione, a partire dalle potenziali filiere caratteristiche del nostro Paese; un impegno straordinario per i giovani professionisti; forme di supporto per la formazione e per la costituzione di società interprofessionali orientate ad affrontare un mercato che ormai non può più essere solo domestico.

Questo “professional day” e’ senz’altro una grande occasione per cercare di mettere un pò di contenuti veri in una campagna elettorale piuttosto vuota.