Da molte parti, talvolta strumentalmente talvolta no, mi si pone il quesito: “come mai tu che sei un sincero autonomista e hai anche duramente contestato il governo Monti su alcune scelte lesive dei nostri interessi territoriali, adesso sei tra i promotori del progetto politico di Monti? Non è una contraddizione o, peggio, un tradimento? “
Mi pare giusto rispondere a queste domande con un ragionamento anche articolato e non solo con dichiarazioni spot.
1. Per me l’Autonomia non è un optional, ma un valore essenziale della politica. L’ho dimostrato in tutti questi anni e non intendo per nessuna ragione al mondo venir meno a questo mio intimo e profondo convincimento.
2. Se era solo per trovare un posto al Parlamento, mi sarebbe stato più facile accettare altre ipotesi meno complesse, magari accodandomi come molti al partito ritenuto vincente. La cosa, messa così, non mi ha mai interessato. Ero piuttosto interessato a partecipare alla costruzione di una proposta nuova, tutta da ideare, in gran parte fuori dai paradigmi tradizionali della politica conosciuta in Italia in questi vent’anni. E così ho fatto, con la piena condivisione del mio partito, l’Unione per il Trentino.
3. Quando si parte per una esperienza totalmente nuova ci sono anche dei rischi, che devono essere accettati ed affrontati senza paure. So benissimo che nella nuova area politica che ho promosso assieme ad altri vi sono anche idee centraliste, poco amiche della nostra Autonomia. Ma ci sono anche tanti sinceri autonomisti e rappresentanti dei territori. Così come anche nei partiti della coalizione Bersani ci sono idee molto diverse e contrastanti sui temi del federalismo e dell’autonomia speciale: basti guardare le proposte di legge presentate in Parlamento in questi anni o leggere quanto scrive sulle autonomie speciali nel suo ultimo libro Matteo Renzi (pensiero peraltro poi in parte ritrattato nel corso della sua visita a Trento ).
Dunque, il rischio è il mestiere di tutti i trentini che, ovunque collocati, vanno a Roma e cercano di far capire che il modello autonomistico da noi in vigore è un valore nazionale ed europeo e non un retaggio storico da normalizzare.
4. Su Monti in particolare. Bisogna distinguere la fase del governo tecnico dal progetto politico che stiamo presentando agli elettori.
Il governo tecnico e’ stato insediato per evitare il disastro finanziario e il degrado micidiale della nostra credibilità in Europa e nel mondo. Ha assunto decisioni drammatiche ( non tutte indovinate, come ho sempre detto e dirò ) ma motivate con la consapevole necessità di evitare il peggio. Questo vale sia per il sistema delle autonomie ( speciali e ordinarie ) come per le famiglie e le imprese. I provvedimenti proposti dal governo tecnico ( anche quelli che la Provincia autonoma di Trento da me guidata ha poi impugnato davanti alla Corte Costituzionale ) sono stati puntualmente votati in Parlamento da tutti i partiti della coalizione tecnica, compreso il PD, proprio per la situazione eccezionale del Paese.
Oggi noi non proponiamo un nuovo governo tecnico di emergenza, ma una fase politica nuova, di lungo periodo, che non abbandoni la politica del rigore ma la trasformi in un progetto di ricostruzione sociale, economica, civile e istituzionale del Paese.
Nell’Agenda Monti non vi è traccia di attacchi alla nostra Autonomia; si parla anzi di scommessa sulle autonomie responsabili. Nel programma più dettagliato che si sta discutendo questa indicazione generale troverà definizioni precise e – sono certo – molto convincenti. A questo si aggiungerà un approfondimento specifico sulle questioni aperte con le Province Autonome di Trento e di Bolzano e sui temi delle ” terre alte “.
Di questo mi sento e mi sentirò garante in prima persona e ne risponderò di fronte alla mia comunità.
5. Non voglio eludere un tema importante collegato alla questione Autonomia. La globalizzazione da un lato e la crisi di sistema che colpisce l’intera Europa ( sia sul piano sociale ed economico che su quello della tenuta fiscale degli Stati ) produce ovunque una spinta fortissima alla ” verticalizzazione dei rapporti “. Economie di scala; filiere decisionali corte; scenari competitivi globali; prevalenza dei temi legati all’efficienza; sottovalutazione dei valori del territorio, delle identità locali, dei rapporti corti. A questa spinta, forte anche in larga parte della pubblica opinione, si contrappone in tutta Europa, con ragioni uguali e contrarie, il ritorno al territorio inteso nella sua valenza di “rifugio” contro la modernità, contro gli ” altri ” , contro l’integrazione europea dipinta come sistema dei poteri forti, contro i cambiamenti in quanto tali. Una versione regressiva e populista del valore territoriale e autonomistico.
La nostra Autonomia si salva in questo ciclo nuovo, che durerà anni e anni, se riusciremo tutti assieme a promuoverla come ” terza via ” responsabile e sostenibile tra la verticalizzazione spietata e omologante da un lato e il ripiegamento localista e populista dall’altro.
Si possono fare ( per carità, ottima cosa ) tutti i ” contratti ” ( con liste infinite della spesa ) da far firmare in campagna elettorale ai vari candidati premier, ma se non si affronta con coraggio e con lungimiranza questo tema strutturale non ci saranno garanzie di sorta capaci di reggere alla sfida dei tempi nuovi.
La nostra scelta ( non contrapposta ma diversa e per certi aspetti complementare rispetto ad altre ) ci porta dunque per questo su una strada certamente in salita, ma molto probabilmente è quella più utile per il futuro. E, forse, per l’ennesima volta, tocca proprio ai trentini aprire vie per il futuro dell’Autonomia che altri oggi ancora non scorgono.